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Le condizioni che hanno consentito il deposito dei gessi alabastrini iniziarono nel "Messiniano" (circa 6-7 milioni di anni fa) quando la nostra regione venne investita da una attività tettonica di stile di&amp;shy;stensivo che produsse un notevole stiramento della litosfera; questa si assottigliò e si fratturò e alcuni settori dando luogo a depressioni strette e allungate (valli tettoniche) separate le une dalle altre da zone altimetricamente rilevate (pilastri tettonici).
In un primo tempo le depressioni accolsero bacini lacustri ove se&amp;shy;dimentarono ghiaie quali prodotto posizionale di conoidi deltizie e ambiente lontano dalla riva.
Con il perdurare dell'attività tettonica distensiva, si ebbe un amplia&amp;shy;mento e un approfondimento delle fosse tettoniche e alcuni settori di queste si abbassarono fin sotto il livello del mare, il quale fece il suo ingresso sostituendosi progressivamente ai laghi che, inizial&amp;shy;mente, si trasformarono in lagune salmastre ove l'acqua dolce di provenienza continentale si mescolava con l'acqua salata; i depositi di questa fase sono rappresentati dalle sabbie argillose e dalle are&amp;shy;narie.
In seguito le lagune vennero a loro volta sostituite dal mare aperto e profondo, come testimoniano i sedimenti di argille grigie che si sovrappongono a quelli delle fasi precedenti.
Infine una serie di eventi naturali che colpirono l'area del Mediter&amp;shy;raneo resero difficoltose le comunicazioni con l'Atlantico, trasfor&amp;shy;marono l'ambiente in una serie di bacini marini marginali separati o quantomeno, in precaria comunicazione con le acque dell'oceano.
Il fenomeno interessò tutto il Mediterraneo occidentale e provocò un progressivo innalzamento del tasso salino fino a rendere possi&amp;shy;bile a più riprese la precipitazione del solfato biidrato di calcio; fu proprio in questa situazione di condizioni ambientali estreme che si formarono i depositi gessosi che oggi alimentano l'artigianato alabastrino.
In seguito la riapertura delle comunicazioni con l'Atlantico attraver&amp;shy;so la soglia di Gibilterra, in concomitanza con un nuovo e possente impulso tettonico distensivo verificatosi nel Pliocene inferiore (circa 5 milioni di anni fa), ripristinò, ampliandolo ulteriormente, il prece&amp;shy;dente quadro ambientale di mare aperto e profondo, con il risultato di seppellire sotto una possente coltre di argille azzurre (quelle che oggi caratterizzano la morfologia del volterrano con le sue dolci colline interrotte da aspri calanchi i sedimenti accumulati durante le fasi precedenti.

COS'E' L'ALABASTRO

Dal punto di vista chimico l'alabastro è un semplice sale; si tratta infatti di un solfato biidra&amp;shy;to di calcio la cui formula grezza è: Ca SO4 H2O. Dal punto di vista mineralogico è una varietà microcristallina di gesso: questo sta a significare che i cristalli che compongono il corpo alabastri&amp;shy;no sono talmente minuti da non poter essere visti se non con il supporto di adeguati strumenti ottici. I microcristalli di gesso sono isorientati e consentono il trasferimento della luce da cui il termine di Pietra della Luce. L'Alabastro ha proprietà fisico meccaniche che lo collocano tra i materiali teneri (II° grado della scala di Mohs) ciò che lo rende, insieme alla tessitura cristallina, facilmente lavorabile.
Il gesso cristallizza nel sistema monoclino in cristalli limpidi e allungati, si sfalda in lamine sot&amp;shy;tilissime leggermente flessibili, ma non elastiche; è trasparente con trasparenza vitrea, spesso madreperlacea sulle superfici di sfaldatura.
Dal punto di vista litologico il gesso è una "Evaporite"; vale a dire una roccia sedimentaria di deposito chimico in ambiente di mare ultrasalato; il gesso infatti si separa dall'acqua quando il tasso di salinità, che di norma è intorno al 35%, arriva ad una concentrazione di 170/180 g/l.
Da punto di vista tipologico si hanno 4 tipi fondamentali di alabastro:
1) Lo Scaglione, alabastro traslucido proveniente dalle cave di Castellina Marittima.
2) La Pietra a Marmo, bianca e opaca.
3) Il Bardiglio; caratterizzato dalla presenza di venature scure a seconda delle impurità contenute.
4) L'Agata, di colore tra il rosso e il marrone dovuto alla presenza di ossidi di ferro e manganese.
Tra le pietre che sono lavorate ci sono alcune varietà di minore rile&amp;shy;vanza ma non per questo meno importanti per l'impiego che hanno nella realizzazione dei prodotti artigianali si citano:
- le Calcareniti di colore variabile dal giallastro al grigio, che si trova&amp;shy;no nelle cave di S. Anastasio.
- Il Cinerino, gesso grigio (Panchino) usato per i lavori di contorno (basi, colonne, ecc.).
- L'Alabastro traslucido delle Fornie usato per la scultura.
Tranne lo "Scaglione" e la "Pietra delle Fornie" le altre varietà ornamentali sono presenti nei giacimenti del senese (Radicondoli, Chiusdino) ed in quelli del Volterrano, in provincia di Pisa (Volterra, Pomarance, Montecatini Val di Cecina, Bibbona).
L'alabastro si presenta in blocchi ovoidali detti "arnioni" incassati in una matrice argilloso-gessosa.
L'arnione si estrae scalzandolo dalla roccia e liberandolo dal guscio che lo riveste e, una volta completamente ripulito ("pettinato"), viene inviato alla lavorazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;&lt;!--
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